Quando una domanda diventa un progetto: Antonio Nasto e Il Raggio di Sole, la sfida quotidiana per trasformare le opportunità in autonomia.
Dalla diagnosi del figlio Diego alla fondazione dell’associazione nel 2012, fino ai percorsi che oggi coinvolgono centinaia di famiglie. Una storia costruita su esperienze concrete: imparare a muoversi in città, prendersi cura di un animale, lavorare in un supermercato, aiutare altre persone. Perché l’autonomia, racconta Antonio, significa anche avere la dignità di poter scegliere.
Ci sono diagnosi che arrivano come una parola e cambiano tutto ciò che viene dopo. Per Antonio Nasto, presidente de Il Raggio di Sole OdV/ETS, quella parola arriva nel 2005, quando suo figlio Diego ha quasi due anni: “Ti sconvolge, è come spegnere la luce in una stanza, è istantaneo”.
Ci vogliono sette anni per elaborare quel momento. Poi arriva una scena che cambia qualcosa. Antonio va a prendere Diego alla scuola dell’infanzia: nel grande salone tutti i bambini fanno il girotondo, Diego è in un angolo, con le mani sulle orecchie. La domanda in lui nasce spontanea: “Ma se non lo aiuto io questo bambino, chi lo aiuta?”.
La nascita
Nel 2012, da questa domanda e dalla volontà di quattro famiglie di Nichelino, in provincia di Torino, nasce Il Raggio di Sole. I quattro bambini di allora – Diego, Jacopo, Samuele e Giulia – oggi sono adulti. L’associazione è cresciuta fino a coinvolgere oltre 300 famiglie in 70 Comuni della Città Metropolitana di Torino con l’obiettivo di costruire un ponte tra famiglie e servizi del territorio, creando opportunità per sviluppare competenze, autonomia, relazione e partecipazione. Il principio è semplice: dare una possibilità. “Se non funziona – afferma Antonio Nasto - ne prendiamo atto, però almeno ci abbiamo provato; ma spesso i risultati ci danno ragione”.
Le relazioni
“E’ proprio nelle esperienze concrete - prosegue Antonio - che possono emergere possibilità inattese: come quella di una bambina non verbale di circa dieci anni che, dopo aver partecipato alle attività dell’associazione, a scuola pronuncia per la prima volta una parola: «Porta». Insieme agli educatori colleghiamo quello stimolo alle attività con i cani, durante le quali veniva utilizzato proprio quel comando. Oppure come il bambino che non accettava il contatto fisico: la mamma mi chiese di provare a mettergli una maglietta con il logo in rilievo della nostra associazione, il bambino me lo permise e subito dopo accarezzò il logo con una mano e stringendomi il braccio con l’altra attraverso uno sguardo rassicurato, come mai aveva fatto prima. Un gesto piccolo, ma per chi lo vive un segnale enorme”.
Le attività
Antonio descrive le numerose attività dell’associazione: “In piscina, l’obiettivo non è solo imparare a nuotare: è un percorso psicoeducativo orientato agli aspetti sociali e relazionali, con rapporto individuale tra utente e operatore. I gruppi cambiano periodicamente gli operatori al fine di non far legare ai bambini l’esperienza ad una sola persona. Il Baskin, realizzato con la Pallacanestro Nichelino, adatta l’attività al funzionamento dei ragazzi e affianca agli allenamenti giornate e partite non competitive con coetanei senza disabilità. Con i cavalli, la cura dell’animale diventa parte del percorso: preparare una carota o una mela, portarla al proprio cavallo, sentirsi responsabili. Un’esperienza che contribuisce ad accrescere autostima e competenze. La musicoterapia, realizzata a Grugliasco, è stata osservata negli anni come un’attività capace di rilassare i bambini. Al termine della seduta c’è anche il “massaggio sonoro”, con il bambino disteso sulla coda del pianoforte mentre il musicoterapeuta suona. Per i ragazzi più grandi c’è Let’s Go, progetto di autonomia sul territorio: prendere autobus e metropolitana, comprare un biglietto, andare al cinema o al bowling, entrare in una paninoteca. Azioni quotidiane che possono diventare conquiste importanti. Quell’autonomia che poi a ognuno di noi dà la dignità, la dignità di poter scegliere cosa fare e in che modo farlo. La stessa filosofia è alla base di Ordin Auti. L’idea nasce da mio figlio Diego: al supermercato rimetteva spontaneamente in ordine gli articoli sugli scaffali. Alla domanda sul perché, risponde: «Papà, bisogna essere ordinati». Da quell’episodio nasce un progetto che permette ai ragazzi di occuparsi del riordino negli ipermercati. Il nome richiama Ordine, Autismo e Autonomia. E la loro memoria diventa una competenza utile anche ai clienti, che possono chiedere loro dove trovare determinati prodotti. Con Smile Taxi, i ragazzi svolgono invece un servizio gratuito al cimitero di Nichelino, accompagnando con una piccola vettura elettrica le persone che hanno difficoltà a raggiungere le tombe dei propri cari attraverso un progetto di utilità e relazione sociale”.
Dall’autonomia al lavoro
Da queste esperienze nascono le prospettive future: “Sogno - conclude Antonio - un centro dedicato ai ragazzi con autismo, non per separarli dal mondo, ma per offrire soprattutto a chi ha meno possibilità di inclusione uno spazio nel quale sviluppare competenze attraverso laboratori, orticoltura e cura degli animali, affiancando ciò che già esiste sul territorio”. Perché tutto torna a quella domanda del 2012: dare una possibilità. Provare. Cercare una strada anche quando non si sa ancora dove porterà. Dal dolore di una diagnosi è nata così una buona pratica che oggi raggiunge centinaia di famiglie: opportunità nelle quali una parola, una relazione, un gesto, una responsabilità o un lavoro possono diventare il primo passo verso una nuova competenza. E, qualche volta, cambiare una storia.



