La ricetta di Fricchiò per creare lavoro e autonomia

Dal centro diurno alle comunità residenziali, fino all'impresa sociale della ristorazione: il progetto della cooperativa Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona che con il catering apparecchia la vera inclusione

Da un laboratorio di cucina nato in un centro diurno a una vera attività di catering capace di servire centinaia di persone. È la storia di Fricchiò, il progetto di ristorazione sociale della cooperativa Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona, una realtà che da quasi trent'anni costruisce servizi partendo dai desideri e dalle potenzialità delle persone con disabilità.

Tutto nasce nel rione Scrima, quartiere del capoluogo marchigiano, dove alla fine degli anni Novanta un gruppo di volontari legati alla parrocchia iniziò a organizzare attività per il tempo libero delle persone con disabilità. Da quell'esperienza prese forma nel 1997 la cooperativa sociale Centro Papa Giovanni XXIII, che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per molte famiglie del territorio.

Un momento di vita nelle comunità residenziali del Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona

Il primo tassello è stato il centro diurno. Oggi accoglie 27 persone con disabilità e continua a essere il cuore della cooperativa. Negli anni, però, il modello educativo si è evoluto: molte attività vengono svolte direttamente in città, nei luoghi della vita quotidiana, con l’idea che l'inclusione non debba avvenire all'interno di spazi protetti ma nella comunità. Attorno al centro diurno si è sviluppato un sistema articolato di servizi. Nel 2005 è nata la comunità residenziale Il Samaritano e nel 2010 la comunità Don Paolucci, entrambe dedicate all'accoglienza di persone con disabilità che necessitano di un sostegno continuativo o che non dispongono più di adeguati riferimenti familiari. A queste si è aggiunta Casa Sollievo, un appartamento pensato per sperimentare percorsi di autonomia e per affrontare concretamente il tema del “durante noi”, aiutando persone e famiglie a costruire con gradualità il proprio progetto di vita. Nel tempo è stata inoltre avviata Diffonde, agenzia per il lavoro accreditata dalla Regione Marche, che accompagna le persone con disabilità nei percorsi di orientamento e inserimento lavorativo. Oggi attorno alla cooperativa gravitano complessivamente 45 persone con disabilità intellettiva, molte delle quali con necessità di sostegno elevato.

“Noi non siamo mai partiti da un progetto pensato a tavolino”, racconta Giorgia Sordoni, presidente della cooperativa. “Abbiamo sempre cercato di costruire servizi attorno alle persone che accompagnavamo. Ogni nuova attività è nata dall'ascolto delle loro esigenze, dei loro desideri e delle opportunità che potevano diventare reali”.

Al centro diurno sono tante le attività possibili

In questo percorso la cucina si è rivelata uno strumento particolarmente efficace. Nel 2012 prende forma una prima esperienza di “ristorazione solidale”: inizialmente si preparano pizze, biscotti e buffet per feste di compleanno. Un laboratorio educativo che cresce grazie all’incontro con uno chef appassionato e che, anno dopo anno, acquisisce una dimensione sempre più professionale.

La svolta arriva nel 2020. La cooperativa amplia il proprio statuto, affiancando alle attività socioeducative una vera impresa sociale di inserimento lavorativo. Nasce così Fricchiò, nome ispirato da una ricetta della tradizione marchigiana.

Fricchiò presente a ExpoAid 2026: qui con il ministro Alessandra Locatelli

“Fricchiò è diventato il nostro marchio, il volto con cui ci presentiamo all'esterno”, spiega Sordoni. “Oggi realizziamo catering per aziende, cerimonie, eventi pubblici e privati. Possiamo gestire servizi anche molto complessi e abbiamo lavorato per appuntamenti con oltre quattrocento partecipanti”. Il cuore del progetto sono però le persone che vi lavorano. Alcuni ragazzi con disabilità sono stati assunti direttamente e operano all'interno delle squadre di servizio. Ognuno svolge mansioni precise e significative, affiancato da professionisti della ristorazione. “Per noi era importante che il lavoro fosse vero, non attività simboliche”, sottolinea Sordoni, “ognuno ha un ruolo definito e contribuisce concretamente alla riuscita del catering”. “Siamo convinti che il lavoro sia una delle forme più alte di cittadinanza”, conclude Sordoni, “quando una persona viene riconosciuta per quello che sa fare, cambia il modo in cui guarda sé stessa e cambia anche il modo in cui la guarda la comunità. Così nasce la vera inclusione”.

Un momento di vita nelle comunità residenziali del Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona

La cooperativa però non si ferma: tra i progetti in cantiere ci sono l'acquisto di un food truck sociale e l'apertura di un bed & breakfast, nuove attività che potrebbero creare ulteriori occasioni di lavoro e autonomia per le persone coinvolte. A quasi trent'anni dalla sua nascita, il Centro Papa Giovanni XXIII continua così a crescere senza perdere la propria identità: partire dalle persone e costruire opportunità.

Due operatori del servizio Fricchiò Ristorazione Solidale davanti al veicolo utilizzato per le attività di catering e consegna

Con Fricchiò il servizio di catering permettere di fare esperienze lavorative esterne