Dall’abbandono alle Paralimpiadi: la storia di Dongdong, tra seconde possibilità e il sogno di Los Angeles

Dalla Cina all'Italia con un tumore: una telefonata gli ha cambiato la vita perché una famiglia gli ha dato una casa e lo sport gli ha insegnato a cercare la propria strada. Camanni, 22 anni, oggi è un atleta delle Fiamme Gialle, cresciuto in Umbria ora è studente a Bologna e vicecampione del mondo di judo: dopo Parigi 2024, il prossimo obiettivo sono i Giochi in California

Abbandonato alla nascita in Cina, arrivato in Italia a poco più di un anno, sopravvissuto a un tumore - il retinoblastoma bilaterale - e cresciuto in una famiglia che ha fatto dell’accoglienza una scelta di vita. Poi il nuoto, lo scoutismo, la musica e infine il judo, fino alla nazionale e ai Giochi Paralimpici di Parigi. Oggi Dongdong Camanni, per alcuni amici anche semplicemente Paolo, 22 anni, studia Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni a Bologna, è atleta delle Fiamme Gialle e guarda a Los Angeles 2028. La sua storia parla di sport, ma soprattutto di autonomia e seconde possibilità.

Dongdong piccolissimo appena arrivato in Italia

Dongdong piccolissimo appena arrivato in Italia

Dongdong, la tua storia italiana comincia con una telefonata.

Sì, ed è stata la telefonata più importante della mia vita. Sono stato abbandonato dai miei genitori biologici in un orfanotrofio cinese gestito da suore cattoliche clandestine. Ho avuto la fortuna di incontrare persone fondamentali, come il medico Pierluigi Cecchi, di Medici senza frontiere, e il giornalista Luca Vinciguerra con sua moglie Marianna. Grazie a loro è stato possibile affrontare tutta la parte burocratica e trovare una famiglia italiana disposta ad adottarmi. I miei genitori, Guido e Francesca, hanno detto sì senza avermi mai visto né conosciuto. È da quel sì che è iniziata la mia vita.

Dongdong insieme a Luca Vinciguerra

Dongdong insieme a Luca Vinciguerra che, insieme alla moglie, lo ha aiutato a trovare una famiglia in Italia

Che cosa hai trovato arrivando in Italia?

Una famiglia, innanzitutto. I miei genitori avevano aperto una sorta di casa famiglia a Bevagna, in Umbria, ma per me è sempre stata semplicemente una famiglia che decide di allargarsi e di accogliere persone in difficoltà. Ho cinque fratelli, anche loro adottati. E poi in Italia ho trovato le cure di cui avevo bisogno.

Avevi infatti un retinoblastoma bilaterale.

Sono stato abbandonato probabilmente anche a causa della mia malattia. Quando sono arrivato in Italia mi è stato diagnosticato un retinoblastoma bilaterale in fase avanzata: mi era stata data una possibilità di sopravvivenza intorno al 10%. Ho passato più di tre anni in ospedale tra chemioterapia, radioterapia e ricoveri. Ho avuto la fortuna di incontrare un’équipe straordinaria nella sanità pubblica e una famiglia che non ha mai smesso di crederci.

E lo sport quando è entrato nella tua vita?

Prima il nuoto, che ho praticato per cinque anni. Poi la piscina ha chiuso per ristrutturazione e i miei genitori, visto che avevo tantissima energia, mi hanno proposto di provare il judo. Non sapevo nemmeno cosa fosse. È scattata subito una passione. Parallelamente c’erano la musica e lo scoutismo. Suono il pianoforte da quando avevo quattro anni, mentre gli scout mi hanno insegnato molto sulla responsabilità e sul fatto che non si è sempre al centro dell’attenzione.

Attività di judo inclusivo durante una dimostrazione sportiva, con atleta DONG DONG CAMANNI e tecnico impegnati in un esercizio sul tatami all’aperto

Quando il judo è diventato una scelta agonistica?

Gradualmente. Ho dovuto scegliere se continuare a giocare o intraprendere un percorso agonistico e ho scelto il secondo. Nel 2021 ho vinto un campionato italiano tra i normodotati. È stato il trampolino per entrare nel circuito della nazionale maggiore. Dal 2022 è iniziato il percorso che mi ha portato a Parigi.

Attività di judo inclusivo durante una dimostrazione sportiva, con atleta DONG DONG CAMANNI e tecnico impegnati in un esercizio sul tatami all’aperto

Che cosa ricordi di quei Giochi?

Paradossalmente, pochissimo. Avevo 19 anni, ero emozionatissimo e mi sembrava tutto fuori da ogni immaginazione. Venivo da dodici competizioni con undici finali e nove medaglie, ma a Parigi ho chiuso al settimo posto. Nel primo combattimento ho preso un punto a sfavore dopo appena un secondo, quando ancora non ero entrato mentalmente nella gara. Nel judo una piccola disattenzione può cambiare tutto. Oggi quella esperienza mi ha lasciato soprattutto la voglia di viverne una seconda con maggiore consapevolezza.

Dondong durante una presa a terra nella Paralimpiade di Parigi del 2024

Dondong durante una presa a terra nella Paralimpiade di Parigi del 2024

Nel frattempo, hai scelto anche di vivere da solo. Perché era importante?

Perché l’indipendenza fa parte del mio percorso tanto quanto lo sport. Dopo la maturità a Foligno mi sono trasferito a Bologna per studiare Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni e vivo con altri studenti. Mi alleno tra Bologna, Roma e Napoli. Anche questo significa crescere: imparare a gestire la propria vita, le proprie responsabilità e le proprie scelte.

Che cosa diresti a un ragazzo con disabilità che sta cercando la propria strada?

Di provare. E di non avere paura di sbagliare. Le difficoltà e le cadute mi hanno permesso di conoscermi, di capire dove potevo migliorare e come affrontare i momenti complicati. Per le famiglie è difficile non essere troppo protettive, ma è importante lasciare ai propri figli lo spazio per fare esperienze e anche per sbagliare. Solo così si può trovare la propria strada e ciò in cui si crede.

La tua, oggi, porta verso Los Angeles.

Sì. L’obiettivo è la qualificazione ai Giochi del 2028. Attualmente sono secondo nel ranking mondiale e vicecampione del mondo. Voglio arrivare a Los Angeles con più esperienza e vivere questa eventuale seconda Paralimpiade con maggiore consapevolezza. E, naturalmente, inseguire il sogno di una medaglia.

Dongdong Camanni durante una competizione internazionale con l'Italia

Dongdong Camanni durante una competizione internazionale con l'Italia